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Trento 2012

Quando l’arte si fa strada con gessi e spray

I frammenti visivi di Colagrossi, il suburbano di Kostabi e il New Dadaismo del duo KRM in un viaggio sui muri delle città

Dopo la politica – politica vissuta da imprescindibile protagonista per la proporzione diretta tra eccesso fisico ed eccesso di passione – all’arte. Ma a ben guardare, quella di Wanda Chiodi , non è una rivoluzione di interessi e attività. L’Arci era la vita del compianto compagno, di Ugo Winkler. E l’Arci – il sodalizio – che adesso l’ex consigliere regionale di sinistra si trova a guidare con abnegazione, è sempre stato un motore di cultura e di aggregazione. Attività coerenti, dunque, con l’impegno politico e sociale. Questo impegno segna ovviamente anche le proposte artistiche coordinate da Wanda Chiodi. E un esempio è la mostra in corso al Foyer del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, un luogo adibito ad esposizioni che soffre, e non da oggi, una pressoché totale assenza di promozione. Ed è un peccato.

La mostra titola «Dalla storia alla strada» e propone le opere di Angelo Colagrossi, Paul Kostabi e Krm (Chérif e Geza). Sono tre personaggi, tre artisti, piuttosto diversi tra loro per scelta tecnica espressiva, ma accomunati da un forte sentimento sociale, da un bisogno/dovere di usare l’arte per far riflettere sui diritti negati. Angelo Colagrossi è un raccoglitore d’immagini, di frammenti visivi, di sequenze tagliate: ruba tutto questo ad un immaginario postmoderno sempre più estraniante.

Paul Kostabi non è soltanto un pittore di qualità. Si esprime anche in musica, producendola con occhio attento all’innovazione. Il suo terreno di lavoro e di creatività è il territorio urbano e, soprattutto, suburbano. Sulla strada, sulle orme dei Basquiat e degli Haring, poeti del disincanto americano. Geza Jäger e Chérif Zerdoumi, riuniti sotto la sigla Krm, utilizzano – dico no le note che accompagnano la mostra – «un linguaggio più aderente al modello europeo, più rarefatto e monocorde, meno accattivante, forse, rispetto a quello statunitense, ma non per questo meno efficace». Il loro processo creativo – si legge ancora – trovando spunti intriganti per buttare un occhio all’allestimento che al Foyer durerà fino ad ottobre – «li accomuna alle gesta dada e, in misura maggiore, a quelle new dada di artisti quali Rauschenberg e alcuni membri del Nouveau Réalisme». Insomma, traducendo, la modernità, l’inconsueto e la sperimentazione. E la modernità della mostra «Dalla storia alla strada» può derivare anche dal richiamo al passato remoto. «Nella più popolosa metropoli dell’antichità, a Roma, la vita brulicante delle strade invadeva anche i muri delle abitazioni e delle osterie: spiccavano gli slogan scritti con la vernice rossa nel periodo elettorale, in mezzo ai disegni osceni e alle ingiurie incise dai passanti negli stessi intonaci». E di questi rimandi, calati tuttavia nella realtà odierna, si cibano gli artisti saltando da un’epoca all’altra fino ad arrivare ai lustrascarpe della New York degli anni ’20 che agli angolidella strada presero l’abitudine di marcare la zona scrivendo con la vernice azzurra le proprie iniziali, oppure tracciando un simbolo di vario tipo, purché fosse chiaro il messaggio che quel metro di marciapiede era occupato. Quarant’anni dopo, nella stessa città, un giovane contrassegnò trecentomila volte i muri newyorkesi con il proprio soprannome. La mostra è dunque un omaggio agli artisti di strada, (che viene da artisti di strada)per fissarne i percorsi «di fama» esplosi nell’era, magica e meravigliosa, di Warhol. La mostra è promossa dall’Associazione Casa di Tutti con Pancaldicontemporaryart.

30 settembre 2012 

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